Nel momento in cui scriviamo queste pagine siamo nel 2011. I tempi appaiono assai bui. La scuola è diventata un piccolo inferno. La distruzione della ragione e della cultura procede. Si smantella la scuola pubblica, si smantellano le università.

Le manifestazioni di piazza degli studenti, universitari, hanno avuto in quest'anno una caratteristica, ripresa dalle tv e dai giornali, quella di portare degli scudi con sopra scritto il nome di scrittori e saggisti, meritatamente famosi. Molti di questi sono morti da secoli. E' la difesa della nostra cultura, delle nostre origini, del nostro senso di vita contro la barbarie dell'arrivismo, delle veline-ministro, dello sfruttamento della prosituzione minorile. Contro i furbetti e le cosche mafiose di vario tipo. Contro le mezze calzette che si trovano, in questo clima, ad essere osannate, per qualche briciola di potere che hanno. Contro i libri-paccottiglia pubblicati solo per via di trame più o meno oscure di potere e ricatto.

Nei corsi di aggiornamento che teniamo un po' in tutta la Sardegna ci viene spesso chiesto di avere a disposizione materiali, documenti, riferimenti bibliografici ragionati di quello che è il nostro lavoro di nicchia, di resistenza. Molti ancora pensano che la scuola sia una fucina di formazione, che sia un luogo di cultura. Ma come si fa a formare un cittadino da un bambino di sei anni? Come si fa a formare uno spirito critico che sappia poi opporsi con la propria ragione alla barbarie sempre latente in ogni epoca?

Non si tratta qui, evidentemente, di fromare una linea politica, di fare un indottrinamento. Tutt'altro. Quelle che sono le nostre credenze politiche possono rivelarsi inadeguate. I nostri strumenti di analisi richiedono manutenzione e revisione. Sono le future generazioni, quelle che saremo riuscite a formare, in qualche modo, che potranno cambiare il mondo un poco, se gli avremo fornito strumenti, se saremo riusciti a far crescere in loro la sete di cultura, dall'interno.

Ecco allora il senso di questa pagina. Vogliamo riportare qui alcune radici, metterle sui nostri scudi. Non perché saino dogmi, ma perché questa è la formazione culturale nostra e di molti altri.

Molte delle cose che qui riportiamo, a lato, sono da leggere attentamente, con gli occhi di oggi. Ma ci sono dei modi di fare (non parlo di metodo, che implica già una cosa più chiusa) che sono stranamente attuali.

Noi vediamo una attualità evidente in molti scritti di Freinet, di Mario Lodi, di Rodari e di tutti gli altri che prima di noi hanno dato battaglia e rivoluzionato il modo di essere a scuola.

Ma questo non è definitivo, è evidente. Ciascuno legga, si informi, critichi, applichi o provi ad applicare e nei suoi tentativi modifichi e corregga. Non abbiamo e non possiamo avere ricette pronte, schemini o griglie funzionanti o malefiche slides di formatori ignoranti che nella pratica non funzionano mai.

Il difficile infatti è che ciascuno si faccia le sue esperienze, che impari a ragionare con la propria testa, come vogliamo che facciano i nostri bambini e i nostri studenti, e che dal confronto nasca la ricchezza.

Diceva una canzone degli anni sessanta:

"in una ragnatela
di fatti quotidiani
ci siamo dimenticati
di essere compagni"

Leviamoci le ragnatele e le muffe e spazziamo gli angoli bui. Tanto, mie care e miei cari, non c'è alternativa.

Come suscitare il desiderio di imparare?”

materaili a cura di Philippe Merieu, all'università di Bologan nel 2005.
traduzione dal francese di Roberto Bianchi. Materiale ad uso interno per attività didattica. Corso di pedagogia della Fac. di Psicologia dell’Un. di Bologna.

Abstract

"Ognuno sa bene che la scuola è una faccenda molto seria, che costa carissimo alla nazione, con gente molto importante, rettori, ispettori di ogni sorta, amministratori, ideatori di programmi, insegnanti...

Tutta questa macchina è concepita affinché gli alunni imparino.

Eppure, basta un granello di sabbia perché questa macchina si inceppi: un alunno, un ragazzino, un somaro [“un caneve”] alla Prévert che, a un certo momento, vede la sua mente imbizzarrirsi, guarda alla finestra, comincia a sentire la parola del maestro allontanarsi... un bambino con la mente che scappa dalla classe e vagabonda.

Come ritrovare il gusto del lavoro a scuola? O secondo la formula di Freinet, come fare bere un cavallo che non ha sete? E’ questo il problema a cui dedica tutta la sua vita.

Perché Freinet è convinto che i bambini hanno voglia di lavorare. Basta guardarli su una spiaggia portare in giro montagne di sabbia tutto il giorno. Basta guardarli appassionarsi per il montaggio o lo smontaggio di un apparecchio che scoprono. Perché quella energia e quella ostinazione non la mettono sempre in opera a scuola, o quando si tratta di apprendimenti essenziali che determinano il loro avvenire?"
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Come la scuola decapita i bambini
da "cominciare dal bambino" di Mario Lodi

"È vicina l'apertura della scuola e molti genitori, soprattutto dei bambini che vi andranno per la prima volta, non sono forse consapevoli di ciò che accadrà ai loro figli che in questi ultimi giorni di libertà giocano felici con i coe­tanei. Nella generalità della scuola italiana la condizione del bambino scolaro è triste e in certi casi drammatica: nelle aule scolastiche, infatti, avviene la «rottura della unità della persona fisica»...."

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Scuola come liberazione
da "cominciare dal bambino" di Mario Lodi

"...Vorrei anche chiarire che non sono qui per dare a voi delle risposte, ma per pormi, insieme a voi, delle domande. Infatti non ho ricette per nessun problema. Ho capi to però una cosa fondamentale, che ha dato al mio lavoro sempre nuovo vigore, quando venivano i dubbi: che la via per risolvere i problemi del nostro lavoro e della vita comunitaria è quella del mettersi insieme, perché l'individuo che risolve da solo tutti i problemi, per bravo e intelligente e dotto che sia, non esiste. Nessuno può risolvere i problemi della gente se non si conoscono sino in fondo attraverso la viva voce dell'esperienza dei protagonisti. Ritengo quindi che nell'ambito di questa vostra comunità, dove la base partecipa alle decisioni portando la propria vita nelle assemblee, sia riconosciuta valida l'impostazione comunitaria del lavoro sia a scuola, sia nell'ambiente sociale esterno...."

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